I confidi tornano alla “vecchia” garanzia Puntuale come ogni anno, nei giorni scorsi si è tenuto a Firenze “Confires” l’evento nazionale dei Confidi, l’evento di riferimento per banche, confidi, società finanziarie, società di mediazione creditizia e fintech, che rappresenta un’occasione di incontro e di confronto sui temi più attuali. Dopo i “mala tempora” del Covid, delle misure temporanee e dell’improvviso indebolimento del valore della garanzia consortile a favore di quella diretta del Fondo PMI, nel 2024 i consorzi fidi hanno ripreso a respirare l’aria di cui vivono, ovvero la tradizionale attività di garanzia per i finanziamenti a favore delle Pmi: l’incremento dello stock di garanzie prestate nel 2024 dai confidi, a livello nazionale, viene stimato in un +15% circa rispetto al 2023. “Il confidi sta un po’ recuperando terreno, perché sul lato liquidità la copertura del Fondo centrale di garanzia verso le banche si è ridotta al 50%, mentre invece con il confidi può arrivare all’80%, mentre sul lato investimento è sempre all’80%”, commenta Lorenzo Gai, ordinario in Economia degli Intermediari Finanziari all’Università di Firenze. La rimodulazione delle coperture del Fondo centrale voluta dal Governo Anche il sottosegretario alle Imprese e al Made in Italy Massimo Bitonci ha sottolineato come “durante il periodo del Covid le garanzie dirette sono arrivate anche al 90%, il 100% per le microimprese, e quindi i confidi non hanno trovato adeguati spazi per offrire le loro controgaranzie. Per questo noi abbiamo cercato comunque di rivedere le percentuali di liquidità, mantenendo comunque fisse e elevate all’80% quelle sugli investimenti, sulle startup, l’imprenditoria giovanile e femminile: ma il 50% dà la possibilità ai confidi di offrire finalmente anche le loro garanzie, e al mondo bancario di accettarle, perché poi il problema era un po’ quello, erano le stesse banche che non volevano le garanzie”. Durante i vari interventi si è parlato anche della volontà del Governo di coinvolgere maggiormente le Regioni, attraverso le sezioni speciali del Fondo centrale di garanzia verso settori specifici e spingendo per la garanzia “tripartita”. Tra le varie tematiche affrontate e discusse durante il convegno, particolare attenzione è stata data alle “attività collaterali” che i Consorzi fidi possono svolgere oramai fino al 49% del totale e che rappresentano una possibilità importante per essere percepiti davvero con un hub di consulenza generale, oltre che erogatore di garanzie a favore delle Banche. L’auspicio è questa possibilità venga estesa (quantomeno in parte) anche ai Confidi ex 112 o minori, troppo spesso imputati di non riuscire a sviluppare un volume di garanzie in linea con la propria patrimonializzazione e quindi obbligati ad attività di investimento che poco hanno a che fare con la propria attività tipica. Così si è espresso Gianluca Puccinelli presidente di Res. in merito a questi argomenti : “Il mondo sta cambiando a una velocità vertiginosa, e anche i confidi lo devono fare con la riforma. Le grandi banche tendono a finanziare le grandi e non le Pmi soprattutto le microimprese. I confidi invece stanno sviluppando una politica in primis di consulenza verso il mondo delle piccole e medie imprese, per poi dare successivamente una garanzia. Fino a pochi anni fa il Confidi poteva fare solo garanzie, mentre invece oggi fino al 49% del fatturato può fare attività connesse, attività diverse, quindi anche credito diretto; e tantissimi fanno credito diretto, magari con il sostegno anche del sistema bancario, di banche specializzate in questo modello”. Quello che i bilanci non dicono… Importante anche il commento di Giacomo Cioni, vicepresidente della Camera di commercio di Firenze che quest’anno ha ospitato Confires: “Le imprese cercano qualcuno che le possa aiutare e di cui fidarsi. E’ facile fidarsi dei confidi per un imprenditore perché hanno l’abitudine di parlare lo stesso linguaggio, l’abitudine di trattare gli stessi argomenti, hanno anche lo stesso aspetto dimensionale, e qui ritorno alla nostra dimensione di piccole e piccolissime imprese nella maggior parte dei nostri tessuti produttivi. C’è la relazione che aiuta una piccola impresa a raccontare cose che dai bilanci che depositano chiaramente non possono essere dedotte”.
